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Come il Branded Entertainment ha stravolto la pubblicità tradizionale

 

La nuova frontiera del marketing si chiama Branded Entertainment (BE). Si tratta della pratica con cui le aziende creano contenuti d’intrattenimento, per aumentare la consapevolezza di un marchio e condividerne i valori con i fruitori. I progetti vengono interamente o parzialmente finanziati dai brand, il cui scopo è coinvolgere le persone e condividere con loro la propria identità.

 
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Film, cortometraggi, serie televisive, podcast e molto altro. Il mondo del Branded Entertainment spazia in tutti i campi e stravolge le regole della pubblicità tradizionale: per i marchi non conta più imprimere nella testa del consumatore un determinato messaggio, è molto meglio trasmettergli la propria etica senza annoiarlo. Un’altra caratteristica del Be riguarda la sua versatilità, perché i prodotti sono talmente diversi che hanno bisogno di differenti canali di diffusione: il cinema, la TV, il web e gli eventi dal vivo.

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Tra i pionieri di questo nuovo formato bisogna ricordare BMW, che nel 2001 ha lanciato The Hire, una serie di otto puntate. La storia narra le vicende di un pilota (interpretato da Clive Owen) che viaggia da un posto all’altro a bordo di diverse automobili dell’azienda tedesca. Un altro esempio è Killer in Red, diretto da Paolo Sorrentino per Campari. Il cortometraggio è basato su una storia originale di J. Walter Thompson.

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Per concludere, è importante sottolineare un aspetto: il Branded Entertainment viene percepito dal consumatore come un dono, non come l’interruzione di un’attività. Questo grazie all’esperienza innovativa che il marchio regala allo spettatore, con lo scopo di raccontargli la propria storia e i propri valori invece di limitarsi a comunicare un prodotto.

 
Antonio Dei Leonardi 
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