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Fai abbastanza schifo?

Mentirei se dicessi che questa idea è mia al 100% o che ho trovato un anonimo manoscritto del Seicento che vorrei riportare in vita. 

Quindi dirò la verità: ho partecipato a una lezione universitaria che per me è stata una rivelazione non da poco. Quindi la condivido con voi. 

È facile elogiare chi è bello, in forma, chi non sbaglia mai. Ma spesso avere accanto qualcuno del genere non è tanto appagante quanto guardarlo da lontano. 

Di solito diventiamo amici di chi ha più difetti del normale, di chi sbaglia, o in poche parole, di chi fa schifo almeno quanto noi. 

Un esempio: ammiriamo facilmente l’attrice che va a ritirare l’Oscar con un passo leggiadro. Però, magari, preferiremmo fare amicizia con Jennifer Lawrence, in memoria della sua caduta sul palcoscenico.  

La schifezza attira la simpatia delle persone. 

La pubblicità funziona esattamente in questo modo. 

Puoi passare mesi a creare una pubblicità curata al dettaglio; raramente otterrai dei premi. Spesso invece chi vince è l’idea più banale e stupida; diciamocelo, la minchiata. 

Potrei fare mille esempi per sostenere la “mia” tesi, ma ne farò solo 3.

Il primo è una vera e propria provocazione, soprattutto se pensiamo che è stato realizzato per il Super Bowl, luogo di scontro di tantissime pubblicità meravigliose che impegnano ogni anno i creativi più fortunati. 

Nessuna agenzia si presenterebbe a un evento di tale portata con una pubblicità banale o poco curata. Tranne il brand Cards Against Humanity, che dell’“against humanity” ne fa una religione. 

Lo spot si chiama “Potato”, e non mostra altro che una patata, con sopra la scritta “Advertisement” per 30 lunghissimi secondi. 

Il secondo esempio è totalmente diverso. 

Infatti, se la bellezza è per lo più banale, la schifezza sa essere originale e versatile. 

 

Ognuno di noi sa come funziona la maggior parte delle pubblicità di automobili: noiosi elogi all’auto accompagnati da immagini con una risoluzione perfetta. 

Bene, dimenticatevi tutto questo. 

Lo spot Panda from Hell pubblicizza una vecchia Panda in vendita su Subito.it a partire da un Panda. Non aggiungo altro per non rovinare lo spettacolo ai fortunati che vedranno il commercial per la prima volta. 

Infine, arriviamo allo schifo per eccellenza. 

Da notare il coraggio e l’intelligenza del cliente nel permettere la realizzazione di questo spot così “particolare”. 

In occasione della Festa della Mamma, Skittles, un marchio di caramelle, usa il cliché del “mammone” in maniera molto visiva. Ancora una volta, non aggiungo altro. 

Questi esempi ribadiscono che in una società che istiga al raggiungimento della perfezione, (cosa che si rivela sempre impossibile), chi vince, alla fine, è chi se ne frega. Fare schifo e non omologarsi, non solo non porta stress, ma è divertente e permette di essere se stessi. 

Quindi, facciamo schifo, non ce ne pentiremo. 

 

 

Elisabetta Pitrone
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